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Federer - Murray for Africa

Scritto da Davide Galloni. Inserito in Sport

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Hallenstadion di Zurigo, Svizzera. Roger Federer ancora una volta dimostra di non essere solo il numero uno di tutti i tempi sui campi ma anche in fatto di solidarietà. 12 anni fa, infatti, crea la Roger Federer Foundation che lavora a sostegno dei bambini colpiti da povertà nel Sudafrica. 

E anche ieri, 11 Aprile 2017, nell'ennesima giornata organizzata per raccogliere fondi, ha fatto il botto. 

L'incontro di cartello tra Re Roger ed il numero uno Atp Andy Murray è solo l'atto finale di una giornata all'insegna del divertimento e della sensibilità sociale verso i bambini sudafricani.

Molte ore prima dell'inizio dell'incontro, infatti, lo stadio è già gremito da gente che si diverte, mangia, compra gadget, si fa immortalare al fianco delle caricature dei due campioni. 

Ad intrattenere il pubblico prima della partita ci sono anche gli Zip Zap Circus Show ed il cantante Jesse Ritch.

Ma dopo tanta attesa finalmente arriva l'ora dell'incontro più atteso, la partita inizia e sicuramente soddisfa anche le più alte aspettative. Federer si dimostra oltre che un campione, un grande show man e Murray non è da meno e danno vita ad una partita divertente, condita comunque da colpi da maestro....insomma lo spettacolo non manca ma bando alle ciance, lasciamo la parola alle immagini e gustiamoci gli highlights del match con piccolo colpo di scena finale. 

Buon divertimento

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Roger Federer patrimonio mondiale dello sport

Scritto da Davide Galloni. Inserito in Sport

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Propongo Ufficialmente Roger Federer come PATRIMONIO MONDIALE DELLO SPORT.

Un uomo, un campione che dopo 17 Slam vinti, dopo 5 set con Nishikori, dopo 5 Set con l'amico/nemico Stan Wawrinka ha ancora la passione per questo fantastico sport per giocarsi l'ennesima finale a Melbourne.

Lo è già ma le sue foto, la sua storia, le sue gesta dovrebbero comparire su tutte le pareti dei centri tennis, e non solo,  del pianeta.

Dire Federer è dire classe, eleganza, tecnica, talento, mai un colpo goffo, mai scomposto nei movimenti e, nell'era Open, mai un gesto fuori dalle righe verso se stesso e verso gli altri. 

Roger Federer non è un giocatore di tennis, Roger Federer è il Tennis. 

E' il giocatore che ha vinto tutto, abbattendo ogni record possibile, nella sua bacheca c'è tutto quello che si poteva vincere: 

  • 7 Wimbledon
  • 4 Australian Open
  • 5 US Open
  • 1 Roland Garros
  • Più di 1000 vittorie ATP
  • 1 Medaglia Olimpica
  • 302 settimane come numero 1 del mondo di cui 237 consecutive

sono solo alcuni dei numeri di questo infinito campione dello sport che all'alba dei 36 anni mette ancora in fila tutti in uno slam dove si gioca al meglio  dei 5 set, alla faccia di chi lo dava spacciato già in partenza.

E anche quando non giocherà più sono certo che resterà sempre nel cuore di chi ama questo sport che non può far altro che prendere lui, Re Roger, come esempio da seguire. 

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Marco Simoncelli, Quel maledetto 23 Ottobre 2011

Scritto da Davide Galloni. Inserito in Sport

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Marco Simoncelli, quel maledetto 23 Ottobre 2011.

Sono passati cinque anni ma mi sembra davvero l'altro ieri; quel maledetto 23 Ottobre 2011 la gara la stavo guardando in diretta, come quasi tutte le gare.

Vista la mia passione per le due ruote, le gare di motociclismo le vivo sempre un po' più intensamente di chi, questa passione, non ce l'ha.

Questo succede perchè "se sei del mestiere" vivi sempre un po' la stessa emozione che sta vivendo il pilota in gara perchè, in fondo, ci sei passato anche tu. 

A Sepang, nel 2011, non c'era ancora il fenomeno Marquez a fare il funambolo ad ogni staccata ma, in compenso, c'era la mina vagante Simoncelli a deliziare il palato degli spettatori.

Simoncelli era davvero una mina vagante perchè a volte non si faceva nemmeno nominare dai telecronisti mentre altre volte era il fenomeno numero uno del circuito ricordando, per certi versi, il mitico Kevin Schwantz, che usava la moto come pochi al mondo, una guida tanto pericolosa quanto spettacolare. 

Poi succede che ad un tratto, alla curva numero 11, Simoncelli arriva largo, si largo ma non abbastanza da uscire di pista.....purtroppo!

Eh si, purtroppo perchè il Sic riesce suo malgrado a restare in sella alla sua Honda ma, per fare ciò, compie una manovra pericolosissima, quella cioè di attraversare la pista da parte a parte ad una velocità bassissima.

Purtroppo siamo ancora nei primi giri della gara e la densità di moto è ancora elevata e se due piloti riescono ad evitarlo passandogli davanti, gli altri che sopraggiungono non hanno la stessa fortuna. Dalla cura, infatti, escono praticamente appaiati Colin Edwards e Valentino Rossi che si trovano davanti la moto di Simoncelli con lui praticamente sdraiato sulla pista che non riesce a risollevarsi.

L'impatto è inevitabile e tremendo, ma se Edwards lo colpisce in piena schiena, sulla protezione dorsale, Valentino è più sfortunato e la sua moto lo colpisce nel punto più debole della tuta, cioè tra la protezione lombare e il casco. 

L'impatto è talmente forte che a Marco viene sradicato il casco dalla testa e, a mio personale parere, uccidendolo sul colpo.

Lui infatti resta esanime sulla pista facendo pensare subito al peggio; nello scontro, Edwards cade e, vedendo la scena, si dispera visibilmente mentre Valentino Rossi resta in piedi e continua la gara ignaro di quello che è successo. 

Che la situazione sia gravissima è subito chiaro a tutti ma si cerca di andare cauti dando comunque una speranza a chi sta seguendo la gara in TV. 

La notizia della morte di Marco Simoncelli, però, non tarda ad arrivare gettando nello sgomento tutti, addetti ai lavori, tifosi, sportivi, insomma proprio a tutti.

E' successo 5 anni fa e lui manca a tutti, era un ragazzo vero, pulito, simpatico, divertente, altruista.

La scorsa primavera, durante la mia vacanza a Rimini con il mio amico Roberto, siamo andati a Coriano a visitare il museo a lui dedicato, voluto dal padre per mantenere indelebile il ricordo di un campione, nello sport e nella vita. 

Inutile dire che quella visita mette la pelle d'oca perchè nel museo si trova un po' tutta la sua vita, dalle minimoto con le quali ha iniziato a gareggiare, fino alla Honda che cavalcava quel maledetto 23 Ottobre 2011, passando per i filmati delle sue gare, delle sue interviste, dei suoi commenti sempre divertenti e super partes, di una persona che prima di tutto, nella vita, si voleva divertire. 

Ho trovato in rete questo filmato, di un'intervista fatta da Gazzetta.it che mette a nudo l'uomo Simoncelli e mi sembra il tributo più grande per questo ragazzo che non meritava una fine così precoce anche se, e lo dico per una magra, magrissima consolazione, se n'è andato facendo la cosa che più amava: il pilota di motociclismo. 

Ciao Marco!

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Nuova Honda CBR1000RR FireBlade, rivoluzione giapponese!

Scritto da Davide Galloni. Inserito in Sport

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Quando si pensava di essere arrivati al Top, quando non sembrava più possibile migliorarsi, quando il limite sembrava invalicabile, ecco che arriva la nuova, l'ennesima rivoluzione Honda. 

Nuova CBR 1000RR FireBlade Sport Production.

Se esiste un termine che va oltre la SuperSportiva andrebbe usato per questo concentrato di tecnologia che i tecnici di Honda sono riusciti ulteriormente a migliorare rispetto alla versione Racing precedente:

L'anima e il cuore sono ereditati dalla splendida Honda RC 213V con cui Marc Marcquez in MotoGP è già campione del mondo 2016, il resto quasi tutto ridisegnato:

Due dati su tutti, peso ridotto da 199 a 184kg e potenza incrementata da 178 a 189 cavalli, fino a raggiungere i 192 della versione Sport Production 2. 

Frontale ridisegnato, ancora più aggressivo, livrea HRC, impianto frenante Brembo e, soprattutto, il 4 cilindri Honda che urla fino a oltre 13mila giri, mettendo la pelle d'oca ovunque!

Ma è inutile perdersi in parole, meglio gustarsi la prova in pista di questo Missile a due ruote pilotato dall'ex campione del mondo Nicky Hayden, occhio che è roba da far accapponare la pelle. 

Coming soon....2017! 

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Quando a Monza raggiungi (e superi) un limite

Scritto da Davide Galloni. Inserito in Sport

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23 Giugno 2014

L’essere umano ha tanti limiti, uno di quelli è la resistenza alla velocità, alle leggi della fisica ma, per uno strano ed affascinante meccanismo della mente, la sfida a questi limiti ha sempre un fascino ed una emozione particolari.

Ieri sono stato a Monza, per un turno di prove libere con la mia Honda CBR1000RR.

Un’esperienza mai provata fino ad ora, quindi per me tutta nuova e completamente ignota ma, allo stesso tempo, piena di fascino.

La sera prima mi sono preso un’ora per “ripassare” il circuito….curva Biassono, le due di Lesmo, variante Ascari, Parabolica….tutto a memoria, tutto nella testa, ero pronto a sfidarle queste leggi della fisica perché, diciamocelo, non capita mai di portare 180 cavalli al limite della loro potenza sulle strade extraurbane e mi sono detto, li si può fare, provaci Davide.

Iniziano ad uscire dal circuito le moto del turno precedente, sono moto da corsa, i turni sono alternati, uno per le moto da corsa e uno per le moto da strada e così via.

Allora chiudo la tuta, allaccio il casco, chiudo la visiera, stringo i guanti e mi porto all’ingresso del circuito, insieme a Max e Ale.

Quando il tipo dello staff ci fa segno di andare, in un attimo tutto si cancella dalla memoria, per me Monza è un circuito nuovo, mai visto……..l’adrenalina ha preso il controllo di corpo e mente ma la cosa non mi spaventa per niente, se c’è da sfidare la fisica, che sfida sia….

Entro dalla corsia dei Box…..è bellissima anche la corsia dei box, anche se la pista non si vede ancora….roba da non credere, da quanto è bella girerei una giornata anche solo nella corsia dei Box.

Una decina di moto erano già andate, io rallento un po’ aspetto Max e Ale, voglio varcare quella soglia in buona compagnia, voglio partire insieme a loro, non certo per gareggiare ma per condividere insieme a loro la grandissima emozione dell’ingresso in pista.

Eccoli…..si entra subito a metà del rettilineo, in un batter d’occhio il contachilometri è già a 220 km/h ma bisogna subito pinzare al massimo perché c’è la prima variante che è la più lenta del circuito, una doppia curva da seconda marcia, si fa a 60 all’ora…..destra, sinistra e poi via verso la Biassono, una curva a 90 gradi ma molto veloce, da terza marcia….in un lampo si arriva alla variante della Roggia, anche quella lenta, da seconda marcia, si entra a sinistra, si stringe al massimo per poi buttare la moto a destra e iniziare ad aprire il gas, possibilmente cavalcando il cordolo….

All’orizzonte la prima curva di Lesmo, mi butto tutto a sinistra per impostare la piega verso destra, una delle tantissime curve a destra di Monza, le due di Lesmo sono fantastiche, si entra veloci, in terza intorno ai 140 orari, poi si fa in tempo a rialzarsi spingendosi a sinistra della carreggiata prima della seconda di Lesmo che è meno lineare della prima e un po’ più lenta, si fa in seconda marcia poco sopra i 100 all’ora….e poi chiusi in carena si apre tutto il gas….terza, quarta e quinta scendendo verso il serraglio abbondantemente sopra i 200 all’ora…passato il ponticello bisogna iniziare a frenare perché si arriva in un attimo ad una delle due parti più belle del circuito, la curva del Vialone e la variante Ascari….curva a sinistra da seconda…..poi terza marcia, si tiene la terza in piega stretta verso destra poi ancora a sinistra per tirarsi su il prima possibile, lanciandosi sul rettilineo e spalancando completamente il gas, quarta quinta e sesta e contachilometri a 278km/h…..un brivido lungo tutta la schiena…. Vedo il cartello 300mt, poi 200mt e inizio a pinzare forte, quinta, quarta, terza e sento la ruota dietro che si blocca e saltella ma non mi spavento, è normale e il tutto dura una frazione di secondo…davanti a me l’altra ciliegina di questo fantastico circuito, la Parabolica……..butto giù la moto a destra, passando vicinissimo al cordolo per poi allargarmi al massimo sempre in piega, per completare la curva e immettermi sul rettilineo del traguardo alzandomi il prima possibile.

All’uscita della parabolica la manopola del gas è completamente aperta, il contagiri è a 12mila giri, quarta e quinta le metto subito, il contagiri resta fisso a 12 mila, i 180 cavalli si sentono eccome, se non fossi aggrappato alle manopole volerei via nonostante i miei 80 chili di peso (al netto della tuta!!), guardo di nuovo il contagiri, ha sfondato i 13 mila giri, sono in zona rossa, sono completamente rannicchiato in carena, di più non posso, vedo la pista solo attraverso il cupolino….davanti a me solo l’asfalto dritto a perdita d’occhio,  del rettilineo di Monza, le strisce bianche delle caselle di partenza sfrecciano sotto le ruote ad una velocità pazzesca….ma sono in quinta marcia e ad un tratto la luce gialla del limitatore mi acceca, sono oltre il limite….butto dentro la sesta marcia prima che il motore rallenti da solo…..il contagiri torna a 12 mila giri, occhiata velocissima al contachilometri dove vedo stampato 299km/h……..duecentonovantanove all’ora, provo una marea di emozioni contemporaneamente: paura, gioia, emozione, entusiasmo, brividi…….penso che quel contachilometri non può segnare più di così, è limitato a 299…..(limitato!!!) anche se la mia Honda può andare più veloce…..ma  ho solo il tempo di pensare che ho portato al limite la mia CBR, ho sfidato il suo limite massimo e l’ho raggiunto e ho l’adrenalina è al massimo ma nemmeno il tempo di rendermi conto della cosa che mi devo aggrappare ai freni e pinzare al massimo buttando giù quattro marce di fila perché la prima variante è già davanti a me, anzi, arriva decisamente in fretta…..molto più in fretta della prima volta…..e quindi mi butto dentro…..destra, sinistra e si ricomincia con un altro giro da togliere il fiato, questa e Monza! 

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