DRONE - Considerazioni dopo 8 mesi di utilizzo

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Quando ho iniziato ad usare il Drone, nell’inverno del 2016 mi ero prefissato di fare una sorta di check up valutativo della mia esperienza, una volta trascorso un tempo ragionevole dal primo volo, che potesse servire in primis a me stesso per capire quanto vale questa esperienza e, perchè no, anche a chi decide di affacciarsi a questo mondo che, oggi, è in continua evoluzione, soprattutto in ambito normativo. 

E quindi eccoci qui, dopo otto mesi circa e una trentina di ore di volo alle spalle, posso iniziare a fare una serie di considerazioni sull’utilizzo del drone in generale e del mio Phantom 3 in particolare.

Ma prima di tutto, che cos’è un Drone?

Il drone è un velivolo di origine militare sdoganato e adattato negli ultimi anni ad un utilizzo civile. Fondamentalmente include tutti i mezzi aerei sprovvisti di pilota a bordo.

ENAC, l’Ente Nazionale di Aviazione Civile, data l’espansione improvvisa di questi nuovi mezzi di volo, negli ultimi anni è dovuta correre ai ripari, mettere mano alle norme di volo e regolamentare in tutto e per tutto l’utilizzo di questi velivoli.

Ha iniziato dal nome e i droni, in linguaggio tecnico sono diventati S.A.P.R, acronimo di Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto, proseguendo poi con tutta una serie di norme e regole atte soprattutto a garantire la sicurezza sia del mezzo, sia del pilota ma, soprattutto, della popolazione in generale.

LAVORO O DIVERTIMENTO?

Quando si parla di acquistare un drone occorre innanzitutto porsi una domanda, “Qual è l’utilizzo che ne voglio fare? Giocare o Lavorarci?”

La cosa cambia, eccome se cambia.

I Droni utilizzati per scopi ludici, per svago o per riprese puramente sportive non rientrano nella categoria dei SAPR ma sono identificati come Aeromodelli, sono pilotabili senza attestato o licenza e, soprattutto, hanno costi decisamente più bassi di un drone professionale, se ne trovano anche a poche decine di euro.

La mia scelta però, come credo un po’ quella di chi vuole utilizzare al meglio un drone, è quella di lavorarci.

Anche qui la scelta è abbastanza ampia con un comune denominatore, il prezzo decisamente superiore. Per Droni professionali o semi professionali si parte abbondantemente oltre i 1.000 Euro per arrivare in alcuni casi a 10, 15 o anche 20 mila euro. Nel mio caso, dopo settimane di tutorial, video e informazioni catturate qua e là sul web, ho optato per un Phantom 3 Advanced, l’ho trovato usato, con poche ore di volo alle spalle e l’ho pagato 600 euro circa, completo anche di un bel po’ di accessori aggiuntivi che poi vedremo.

Una volta scelto il Drone inizia il bello.

Una delle prime domande che mi sono sentito fare quando ho detto che pilotavo droni è stata: “Ma è difficile da pilotare?”.

La mia risposta è sempre la stessa: ”E’ del tutto simile a quando si impara a guidare una macchina.” Una delle cose più ovvie, infatti, è quella che, col passare del tempo, si acquista sicurezza e maneggevolezza del mezzo durante il volo, proprio come quando si impara a guidare un’automobile, tenendo sempre a mente che, anche nel caso di un drone, come recita un vecchio proverbio “sbagliando s’impara” e molto spesso, con un oggetto del genere, sbagliare significa rompere o, nel peggiore dei casi, far male a qualcuno e quest’ultima è davvero la cosa peggiore che possa capitare.

Quindi, sempre accostandomi all’esempio dell’auto, il consiglio numero uno è quello di iniziare a volare il più lontano possibile da cose e persone, in luoghi che, nel linguaggio aeronautico, sono definiti come “Zone non critiche”.

DOTAZIONE MINIMA DI BASE

La dotazione originale di un Drone, a mio parere, non è sufficiente per svolgere una qualsivoglia attività diversa da quella ludica. Il Phantom, della DJI, è uno dei droni la cui batteria ha la maggior durata, in condizioni di volo normale si passano tranquillamente i 20 minuti di autonomia.

Ciò nonostante, il consiglio è comunque quello di avere almeno un’altra batteria di scorta, se non addirittura due. Soprattutto quando si è agli inizi, prendere dimestichezza con il controller e il mezzo, infatti, richiede tempo e concentrazione e i 20 minuti di autonomia passano velocissimi.

Tre batterie fanno un’ora di autonomia e anche se un’ora di volo può sembrare tanta, in realtà non è così e vediamo perché; innanzitutto una batteria non la consumiamo mai fino in fondo, arrivati infatti al 30% di carica, iniziano a suonare gli allarmi sul display e questa cosa, soprattutto all’inizio, mette ansia e ci deconcentra al punto tale che si preferisce atterrare e cambiare batteria. Col passare del tempo, si acquista sicurezza dei propri mezzi ma una batteria al 30%, in ogni caso crea sempre ansia soprattutto se stiamo volando non troppo vicini al punto in cui stiamo pilotando.

TRASPORTO

Anche se la confezione originale del drone è bella, compatta e funzionale, non è pensabile di utilizzarla per il trasporto; in primis perché non ha alcuno spazio per qualsivoglia accessorio e in più, essendo quasi sempre di cartone, non durerebbe molto.

Una valida è la valigia rigida, tanto comoda, spaziosa e resistente quando ingombrante da portarsi appresso; le sue dimensioni 51 x 43 x 23 x 5kg di peso, infatti, la rendono molto scomoda quando dobbiamo camminare per un po’. Ha però il vantaggio, rispetto ad altre soluzioni, di poter riporre il drone senza dover smontare le eliche.

Lo Zaino invece, a mio parere, è l’accessorio perfetto per chi come me, vuole riprendere anche paesi di montagna, monasteri, castelli che sono arroccati in collina e raggiungibili solo a piedi.

Se è vero che lo zaino è più fragile, più compatto e necessita sempre lo smontaggio delle eliche è anche vero che, una volta in spalla, si possono fare anche chilometri senza sentire alcun peso. Dopotutto il Phantom, in Massa Operativa al Decollo (MOD) pesa 1,2 chili, se ci aggiungiamo anche il peso dello zaino e degli altri accessori, restiamo abbondantemente sotto i 5kg e in spalla, un peso del genere, è comunque alla portata di tutti.

ACCESSORI

Abbiamo già parlato delle batterie di scorta, indispensabili per ogni tipo di attività professionale, ma ci sono altri accessori a cui, chi fa di questa passione un lavoro, non può proprio rinunciare:

Scheda di memoria aggiuntiva

Avere un ricambio anche per la scheda di memoria normalmente utilizzata è altamente consigliabile. Innanzitutto perché la scheda di memoria non è immune da danneggiamenti e si può danneggiare senza preavviso ed è quindi indispensabile avere un ricambio per non restare a piedi. Meglio optare per un taglio da 32GB perché, ad oggi, quelle più capacitive sono anche più delicate e che sia almeno di classe 10, perché veloce e affidabile.

32GB potrebbero sembrare tanti ma se si riprende in 4K come ad esempio fa il Phantom 4, per riempirla basta davvero poco.

Caricabatteria a vaschetta:

Questo accessorio, molto importante, permette la ricarica simultanea di tre batterie senza alcun intervento da parte utente. I tempi di ricarica di una singola batteria vanno oltre l’ora e diventerebbe alquanto scomodo dover attendere che sia finita una carica per mettere sotto un’altra batteria. Con questo accessorio si risolve il problema, si inseriscono tutte e tre le batterie e si mette il tutto in carica. Il caricabatterie carica in modo sequenziale le batterie e si sgancia una volta terminato il lavoro. Contestualmente alla ricarica delle batterie si può agganciare anche il controller con l’apposito cavo, verrà anch’esso caricato insieme alle batterie.  

Parasole Smatphone/Tabletarasole Smatphone/Tablet.

È vero che, in base ai regolamenti ENAC in materia di sicurezza, si dovrebbe sempre, e ripeto sempre, volare a vista tenendo sempre d’occhio il nostro drone senza mai guardare il display ma, in realtà, capita spesso di volare oltre la nostra linea di vista, in modalità FPV (First Person View) cioè voliamo con il controllo del drone dal display dello Smartphone o del Tablet. Ecco che, in quest’ultimo caso, ci potremmo scontrare con due fattori molto pericolosi che possono anche causare inconvenienti anche piuttosto gravi. Parlo del riverbero del sole diretto sullo schermo e del nostro stesso riflesso sul vetro del display. Nelle giornate di pieno sole ad esempio, anche il device con la luminosità maggiore non è all’altezza di mantenere il display visibile per un volo sicuro. Questo accessorio, quindi, lo metto tra le cose fondamentali per chi deve volare e, soprattutto, registrare con un Drone.

 

Filtri Gimbal

La camera del Phantom, è sicuramente una delle migliori per questa categoria di Droni e, di per sé, copre tutti gli utilizzi nella maggior parte delle condizioni atmosferiche. Ad ogni modo, un filtro polarizzato è consigliato, le riprese in giornate molto soleggiate infatti possono dare origine a fastidiosi riflessi in fase di ripresa che, con un filtro polarizzato, scompaiono del tutto.

 

Carica Batterie da Auto

 Questo forse è il meno necessario degli accessori ma se dobbiamo fare una ripresa, magari in campagna, lontano da locali, abitazioni e quant’altro e la cosa va per le lunghe, potremmo aver bisogno di ricaricare le batterie del drone anche dall’auto.

 

RICAMBI

Come detto nell’introduzione di questo articolo “Sbagliando si impara” e con un drone come il Phantom ad esempio, sbagliare significa quasi sempre, rompere le eliche. Non è necessario infatti schiantarsi per rompere le eliche, basta atterrare in un luogo “pericolante” e il drone si imbarca e crak…..o anche atterrando vicino a qualche stelo d’erba un po’ alta, insomma per fare il danno bastano davvero pochi secondi. Una delle cose a cui si deve tassativamente fare attenzione è il fatto che, durante il volo, il drone crea un cono d’aria sottostante di rilevante dimensione e questo può creare non pochi problemi se si decide di sorvolare un ostacolo o atterrare in presenza di ingombri vicini al luogo di planata. Anche solo scheggiare un’elica può impedire al drone di volare correttamente e, anche in questo caso, occorre valutarne la sostituzione. L’elica di un drone si muove ad una velocità di migliaia di giri al minuto e lo sbilanciamento dato da un’elica danneggiata, seppur in modo lieve o addirittura anche sporca, può causare seri problemi di “equilibrio” in volo.

GIUBBOTTO

Durante il corso per conseguire l’attestato ENAC ci hanno fornito, tra le altre cose, un giubbotto simile a quello che dovremmo avere tutti in auto. E’ giallo, catarifrangente e con una bella scritta sulla schiena: “PILOTA SAPR! NON DISTURBARE”.

Forse può sembrare una pacchianata ma non è affatto così. Pilotare un drone, infatti, mette a dura prova la mente ed è molto dispendioso dal punto di vista della concentrazione perché l’attenzione al volo è alla base di questa professione e vi assicuro che basta davvero una piccola disattenzione per perdere di vista il velivolo o, alla peggio, per andare a sbattere.

Ne consegue che, se stiamo volando e ci ronzano intorno persone incuriosite da quello che stiamo facendo o che ci fanno domande di ogni genere, passiamo in una condizione di distrazione e questo mette a rischio la nostra missione.

A conferma di questo, nei voli in aree critiche si rende non solo necessario ma obbligatorio, dietro apposita autorizzazione richiesta agli organi competenti, transennare la zona di volo per evitare l’intromissione di estranei.

ASSISTENTE

Volare in solitaria può essere anche piacevole, dipendere solo da se stessi è la condizione migliore in quasi tutte le situazioni ma mi sento di dire che, in questo caso, avere una persona di fiducia al nostro fianco non solo è consigliata ma direi anche indispensabile.

Innanzitutto può essere colui o colei che tiene lontani i curiosi durante la nostra attività di pilotaggio e questo non è poco, e poi, confrontandosi in due si possono trovare spunti o riflessioni che magari da soli non si fanno. A me è successo, ad esempio, di volare in luoghi dove non c’erano punti piani per l’atterraggio in sicurezza, ecco che la persona che era con me, un amico, si è offerto di prendere il drone in mano in fase di atterraggio e credetemi, non è poca cosa. In alternativa può essere un vero e proprio assistente di volo, ad esempio spostandosi lontano dal punto di pilotaggio e, in comunicazione con voi, avvisarvi sulla presenza di ostacoli vicini al drone che magari sono piccoli e possono sfuggire nella modalità di volo FPV.

INCIDENTI E ASSICURAZIONE

Gli incidenti purtroppo sono da mettere in conto anche per i piloti più esperti. Nella maggior parte dei casi, se si vola con un po’ di criterio, l’incidente riguarderà sempre e solo il drone ma se si vola in aree critiche come può essere una città, o qualunque posto frequentato da altra gente, in caso di incidente si possono coinvolgere altre cose o, peggio, altre persone. L’ENAC, in merito, rende obbligatoria a tutti i piloti professionisti l’assicurazione del mezzo e, credetemi, questa cosa oltre che essere un obbligo è davvero un’ottima cosa da fare. Il Phantom, così come gli altri droni semi professionali o professionali, ha numerosi sistemi di sicurezza come ad esempio il ritorno automatico al punto di partenza in caso di perdita di segnale o di carica insufficiente della batteria, ma l’inconveniente è sempre dietro l’angolo. Una manovra azzardata, una folata di vento forte, un disturbo sulla frequenza del nostro controller possono far prendere al drone una direzione imprevista e, nel caso ci fossero persone nei paraggi, si rischierebbe di causare danni anche abbastanza gravi. Tenete a mente che un drone come il Phantom in modalità operativa pesa più di un chilo e non è difficile immaginare quanto possa far male un chilo, in caduta anche solo da una ventina di metri.

LIBRETTO DI VOLO

Chi ha fatto il corso sa cos’è, chi non l’ha fatto dovrebbe averlo comunque, sempre al seguito. Sul libretto di volo del Drone vengono annotate tutte le missioni che il Drone fa. Questo, oltre ad essere un promemoria per il pilota, documenta anche le ore di volo della macchina che, come tutte le macchine, dopo un tot di tempo di utilizzo va revisionata. Da regolamento Enac, il tempo di utilizzo trascorso il quale si deve far controllare un drone è stimato in 30 ore e, anche se sembrano poche, vi assicuro che sono invece parecchie.

VOLO INDOOR

Il volo indoor, anche se può sembrare più semplice di un volo all’aperto, vista l’assenza di vento, umidità, riflessi e via dicendo, è in realtà molto più complicato. Innanzitutto si deve volare senza l’assistenza GPS in quanto il segnale satellitare non arriva nei locali chiusi. Altro fatto di non poca rilevanza lo si ha quando il drone è in volo; In fase operativa, infatti, un drone produce un cono d’aria sottostante che supera abbondantemente i due metri di altezza e che, in presenza di ostacoli nelle vicinanze o di un volo a bassissima quota può far sbandare il velivolo in modo incontrollabile. Quindi, se volate Indoor, massima attenzione e se pensate di non avere molta dimestichezza nei voli in luoghi chiusi, evitateli se potete e, se non potete, pensate alla possibilità di montare i para eliche al drone. Vi salveranno in caso di sbandata improvvisa e di impatto contro qualche ostacolo.

SENSORI

Il Phantom, così come la maggior parte dei Droni semi professionali o professionali, è dotato di molti sensori. Altimetro, Termometro, Barometro, GPS che assistono il pilota e rendono il volo il più sicuro. Ma ci sono delle valutazioni da fare anche quando si utilizzano questi sistemi di ausilio al volo.

Il GPS: forse non tutti sanno che la localizzazione GPS richiede minimo 4 satelliti per dare la posizione di un oggetto: Tre servono per la triangolazione del segnale e danno la posizione nello spazio, il quarto da quella nel tempo. Se non si ricevono almeno 4 satelliti, è sconsigliato volare in modalità GPS perché il Drone se ne andrebbe a spasso per i fatti suoi quasi ignorando i vostri comandi.

L’Altimetro: Permette al Drone il volo orizzontale, mantenendo la stessa altitudine sull’asse verticale. Ma come funziona l’altimetro? L’altimetro non si avvale del segnale dei satelliti perché i satelliti di posizionamento globale forniscono la posizione di un oggetto sull’asse orizzontale terrestre ma sono impossibilitati a fornire una posizione sull’asse verticale. L’unico modo possibile per “sapere e mantenere la stessa altezza” è quello di affidarsi a due fattori atmosferici: la pressione e la temperatura. La combinazione di questi due fattori determina l’altitudine di volo del mezzo.

Ma queste due componenti sono tutt’altro che assolute e infallibili, soprattutto quando si vola in ambiti strutturali molto disomogenei.

Facciamo un esempio pratico: Siamo in una giornata di calda estate e stiamo volando a tre metri di altezza su un parcheggio asfaltato desolato. La temperatura dell’asfalto supera i 50 gradi.

A questo punto, spingiamo il drone in volo orizzontale, oltre il limite del parcheggio, dove inizia un campo di granoturco, noteremo subito che il nostro drone, non appena si troverà sopra il campo di grano inizierà a scendere di quota da solo! E lo fa senza alcun intervento sul controller da parte nostra, ma perché? Perché il sensore dell’altimetro, come detto si basa anche sulla temperatura terrestre, e l’abbassamento di temperatura quando avviene? Avviene quando si sale di quota e più si sale più la temperatura scende. Ecco quindi che il drone, quando rileva una rilevante variazione di temperatura come quella che passa tra l’asfalto bollente e un campo di grano (anche una decina di gradi) “pensa” di essere più in alto della quota di volo e decide così di abbassarsi per riallinearsi. Questo fatto, se stiamo volando a quote basse, potrebbe giocarci un brutto scherzo. Occorre quindi tenere conto di questa cosa per essere pronti ad intervenire e compensare a dovere l’altitudine di volo.

DG

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